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Nelle vene quell'acqua d'argento - "Dario Franceschini" (Bompiani)
Primo Bottardi ricorda d’improvviso la domanda che un compagno di scuola gli aveva fatto quarantadue anni prima. Non lo ha mai più visto e non sa dove cercarlo ma sente che deve rispondergli.
Così parte per un viaggio che lo riporta, tra nostalgie e presagi, di fronte alla maestà del grande fiume della sua giovinezza.
Capisce di averlo dimenticato, smarrito tra i giorni accorti di un’esistenza ordinata e lo sente ritornare nella sua vita identico ad allora, potente ed eterno, gonfio di dolcezze e di violenze remote.

Due minuscoli quadernetti di appunti, vergati con minutissima grafia, a volte incomprensibile, da una adolescente di 100 anni fà, all’inizio del secolo scorso.
Nella primavera del 1905 Angiolina Cavicchini lascia, dopo alcuni anni di permanenza, la Sicilia per raggiungere con il padre, la nonna materna e la Tata che l’hanno seguita dalla natìa Sardegna, Ferrara, dove vivrà l’intera la sua vita.
E’ un’occasione meravigliosa per conoscere tutta l’Italia che attraverserà in treno.
Le lunghe soste di permanenza nei luoghi più interessanti permetteranno, così, ad Angiolina di carpire, con la sua curiosità intellettuale e la sua sensibile attenzione alla bellezza, tutto ciò che vede per la prima volta e che sarà per sempre il suo prezioso bagaglio di ricordi.

Ilaria Pavan
Il podestà ebreo
La storia di Renzo Ravenna tra fascismo e leggi razziali
2006, pp. 312, € 18,00, con ill.
Storia e Società
8842078999
Storia contemporanea
Storia d'Italia
Biografie, autobiografie
«Inizia il cammino nel buio più fitto, solo guidati dalle pile intermittenti dei tre o quattro contrabbandieri. […] Buio, freddo, piove. […] Un’improvvisa sciabolata di luci, delle urla, un fucile puntato al petto: Achtung! Sono gli svizzeri.» Nella notte del 19 novembre 1943, Renzo Ravenna e la sua famiglia varcano clandestinamente il confine italo-svizzero, costretti alla fuga dalle persecuzioni razziali. A rendere unica la loro vicenda, tristemente simile a quella di tanti altri ebrei, è un particolare importante: Renzo Ravenna – amico fraterno di Italo Balbo – era stato podestà in carica a Ferrara dal 1926 al 1938, primo e unico ebreo a ricoprire un ruolo simile nell’Italia di Mussolini. I dodici anni del suo podestariato attraversano le diverse fasi del ventennio fascista e la sua vicenda umana e politica si fonde con la parabola di Balbo, la storia di una città alla ricerca dell’antico splendore e il rapporto complesso e sfuggente ad ogni semplificazione fra ebraismo e Regime, fino all’abominio delle leggi razziali. In pagine di grande suggestione narrativa, rivive un episodio emblematico e finora inesplorato della nostra storia, riscoperto e raccontato sulla base di inediti documenti d’archivio pubblici e privati.
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