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VisitaComune di Masitorello Ultimo aggiornamento: 19/2/2008 23:43
Descrizione:
... Pertanto, questa breve sintesi storica termina con la narrazione delle recenti iniziative che hanno ridato a Masi Torello l'autonomia comunale.
Il 2 agosto 1957, interpretando l'aspirazione della popolazione, i Deputati ferraresi On.Giorgio Franceschini e Natale Gorini (ai quali si associò il Deputato di Rovigo On.Cibotto) presentarono alla Camera dei Deputati il progetto di legge numero 3145 per l'erezione di Masi Torello a Comune autonomo.
....
La lista n.1 riporta: 674 voti di testa e la lista n.2 763 voti. Il consiglio Comunale si insediò il 28 Novembre 1960 ed era presieduto dall'avv.Giorgio Franceschini eletto Sindaco con 861 voti individuali,dai Consiglieri di Maggioranza Rescazzi Albero (861),Baglioni Edgardo (854) , Buzzoni Valeriano (845) , Ghedini Dino (841) , Ballarino Primo (840) , Malisardi Giuseppe (849) , Bulzoni Umberto (839), Cinosi Domenico (839), Fagioli Nello (838),Buzzi Umberto(837), Bottoni Bruno(834),Occhi Quarto(833),Fornali Giuseppe (832), Rizzati Giordano (816), Zappaterra Gastone (786) e dai Consiglieri di Minoranza Cazzanti Elio (725) , Schiavini Alberico (701) , Bacilieri Remo (692) e Masini Umberto (687).
...
14. "COMPOSIZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE"


1965

Franceschini Giorgio
Malisardi Giuseppe
Baglioni Edgardo
Toselli Mamante
Ghedini Dino
Bulzoni Umberto
Sassoli Ercolino
Roncarati Gino
Cavallini Gioconda
Cinosi Domenico
Vinsentin Elpidio
Zappaterra Gastone
Cazzanti Elio
Tosi Ettore
Bonsi Mimo

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VisitaComune di Masi Torello Ultimo aggiornamento: 19/2/2008 23:43
Descrizione:
Chiesa di Masi Torello

LA CHIESA PARROCCHIALE


Parliamo qui dell'edificio-tempio nel suo aspetto unicamente strutturale e storico , riservando ad altri interventi la vita religiosa della gente di questa terra . Va detto che l'una e l'altra cosa han rapporti inseparabili ma che vogliamo descrivere in momenti diversi.
In questi ultimi decenni ne hanno scritto : l'avvocato Giorgio Franceschini in <>; Ugo Malagù in <>; Fabrizio Fiocchi nella <>; Ottorino Bacilieri in recenti servizi giornalistici in occasione di restauri alle pitture e a radicali consolidamenti.

Gli archivi parrocchiali e della curia vescovile nonchè atti che hanno rapporto con le istituzioni civili rimangono le migliori fonti attendibili.
Le prime notizie sulla Chiesa di Masi Torello risalgono al 1300 , tratte dal <>.
Nel 1436 il beato Giovanni da Tossignano ,Arcivescovo di Ferrara, vi compie la visita pastorale e nella relazione descrive l'aspetto cadente <>.
Con il passar degli anni venne ampliato il tempio ma non abbiamo documenti o riferimento in merito .Lo storico Guarini , nel suo compendio di Chiese ferraresi ,anno 1670, parla della Chiesa di Masi Torello , soggetta alla Pieve di Contrapò.
Dobbiamo arrivare nella seconda metà del 1700 per avere notizie più estese .L'aspetto attuale è di quel periodo : è attribuito ad Antonio Foschini (1741-1813) , architetto Ferrarese di grande talento.
Date e nomi legate all'opera dell'architetto progettatore troviamo sia nell'archivio parrocchiale che sulle mura più elevate dell'interno della Chiesa.Il rifacimento interno che risale agli anni 1778-1787 e di stile barocco , contenuto ma bello con splendidi stucchi e decorazioni ; il soffitto è dipinto da Massimo Baseggio (1737-1813).
La conferma dell'arricchimento barocco progettato dal foschini su struttura ampia e ben conservata si ha salendo sopra il soffitto e capriate , ove mura e trabezioni sono ancora decorate . Anche il campanile , osservandolo dall'interno di un coretto , doveva essre distaccato dalle attuali strutture che lo uniscono alla Chiesa.
Modifiche di rilievo , rispetto allo stile originario , vennero compiute nel 1944-46 alla facciata esterna del tempio e nel 1962 all'altare maggiore.
Nel suo complesso l'interno della Chiesa è molto bello , specialmente oggi, dopo gli interventi di pulitura e consolidamento delle mura e dei soffitti, realizzati dalla ditta Clessidra di Reggio Emilia .Ricordiamo inoltre sommariamente i bei altari laterali , le tele con patroni e santi , un altorilievo in cotto del Quattrocento raffigurante la Madonna , forse proveniente dalla chiesa distrutta (così pensa Ugo Malagù), l'organo a due tastiere con canne costruito dall'artigiano Gianni Ferraisi di Ferrara . Come non ricordare la bellissima balconata posta sopra il presbiterio e tanto declamata dal Prof.Roffi, recentemente scomparso e tanto appassionato ed erudito in arte e cultura ferrarese; egli diceva che quella di Masi Torello era l'unica Chiesa ferrarese con una stupenda e reale balconata ornamentale del presbiterio .
Non si può tralasciare di accennare al Patrono , S.Leonardo Abbate , ricordato fin dalla metà del 1200 , al quale è pure dedicata la Chiesa .
Era un Santo frate Abate della Gallia , al tempo del re Clodoveo (500 D.C.) .
A sinistra della navata centrale grazie alla nostra concittadina Grilanda Alberta Silvana , è posizionato un pregevole bassorilievo del Santo

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VisitaGlobal Crux Ultimo aggiornamento: 19/2/2008 23:42
Descrizione:
Migliaro Migliarino, un millennio di storia in comune

Questo primo volume ed il secondo che lo accompagna presentano una ricostruzione storica delle vicende di Migliaro e di Migliarino che, anche se ampia e approfondita in diversi aspetti, non è certo definitiva e tanto meno completa. È mirata a porre in rilievo, nello sfondo di generali eventi politici, economici e culturali che si svolsero nella Penisola settentrionale dall’antichità all'Ottocento, le specificità del territorio di Migliaro e Migliarino, inserito nel contesto della bassa Padana, e da sempre connesso strettamente alle trasformazioni del complesso sistema idrografico del Po.
Nel settore orientale del Ferrarese il quadro ambientale è stato dominato dal Volano e da ampie zone palustri fino all'epoca moderna per cui, qui più che altrove, le vicende fluviali hanno inciso e caratterizzato il nostro territorio. La via d’acqua ha unito ampie zone, ha mantenuto saldi atteggiamenti di solidarietà, ha imposto timori ricorrenti, scanditi dalla crescita del livello dell'acqua stessa. Davanti a noi si ricomporranno molte storie di luoghi e molte di uomini, coi loro particolari problemi, e sempre alla luce delle vicende del fiume, anche quando il Po non sembrerà più coprotagonista o antagonista nello svolgersi dei fatti locali.
Tra molti criteri possibili per ricostruire la storia di Migliaro e di Migliarino, e delle loro frazioni, si è adottato un criterio cronologico per il primo volume e insieme cronologico e tematico per il secondo. Il primo con l'intento di offrirci un quadro politico, amministrativo ed economico delle comunità di uomini organizzate ai bordi del Volano; il secondo per offrirci saggi di valutazione di specifici aspetti morfologici, idrografici, cartografici e ancora demografici e poi ar-tistici o di significativi manufatti di questo territorio, oltre che, ovviamente, per riproporci temi di carattere economico.
Per Cornacervina si è resa necessaria una trattazione a parte, in quanto il suo percorso storico non sempre ha coinciso con quella delle altre località, soprattutto per gli aspetti economici ed ecclesiali. Semplicemente per il fatto di trovarsi ubicata sulla sponda sinistra del Volano, nei secoli si è trovata ad avere riferimenti completamente diversi; due soprat-tutto: il Consorzio di Bonifica I Circondano Polesine di Ferrara (anziché il II di San Giorgio) e la Diocesi di Adria (anziché Cervia). Per questo si è deciso di dedicare a Cornacervina un contributo specifico nel secondo volume.
I toni, i profili, i linguaggi adottati risultano variegati nella pluralità dei contributi degli Autori. Un filo conduttore li ha comunque stretti verso un comune obiettivo: presentare materiali originali ed elaborare apparati di supporto, veri nuovi veicoli utili, utilizzabili anche in futuro per intraprendere nuovi itinerari di conoscenza.
Si affollano nelle pagine le tracce del passato su cui si sono incentrate le analisi: dai segni d'inchiostro scritti su pergamene antiche e su carte del passato – impronta della volontà e riflesso delle aspirazioni dei nostri predecessori – ai complessi disegni delle mappe, o alle articolate descrizioni degli elenchi e degli inventari; e ancora si susseguono testimonianze di strade, di chiese, di palazzi e sono state messe in luce immagini di quadri, resti di lapidi, figure di scul-ture e sparsi frammenti residui del territorio.
Molte e diverse fonti si alternano così nella nostra storia; e diverse obbligatoriamente si presentano le metodologie adottate per l’analisi e gli orientamenti delle ricerche.
In apertura di questo primo volume Giovanni Uggeri propone una visione d'insieme dello sviluppo degli insediamenti e della rete della navigazione fluviale della bassa pianura padana in età antica. Emergenze etrusche, poi romane e tardo antiche segnate nella sua carta archeologica ci introducono nella realtà commerciale e produttiva che alimentava la navigazione interna fluviale, anche attraverso il fitto reticolo di canali diramati in aree riservate faticosamente alle attività agricole e silvopastorali
Con uno sguardo alla carta dell'insediamento medievale allegata al contributo di Stella Patitucci si coglie quanto fossero invadenti le acque delle paludi addensale nel territorio delimitato dai rami del Po fra VIII e XII secolo, in cui assi portanti dell'insediamento furono i dossi formati dai corsi d’acqua. Nel territorio che ci interessa, del resto, pochissimi si presentano i ritrovamenti archeologici effettuati, mentre le fonti documentarie ci attestano la presenza di Migliarino, di Migliaro, di Valcesura, di Fiscaglia, di Conrnacervina e di molti altri insediamenti nell’XI e ancor più nel XII secolo.
Nessuna testimonianza scritta ancora si leva a dar voce alle comunità rurali del nostro territorio per questioni che direttamente le interessavano fino all'inizio del XIII secolo. Solo di lì si percepisce chiaramente – e mi sia permesso di riferirmi al mio contributo – una visione diversa. Le fonti consentono di ricostruire una dinamica locale con protagonisti e obiettivi radicati nelle nostre terre. Emerge l'isolamento e l'autonomia degli abitanti lungo il Volano, la loro difesa contro le mire di dominio avanzate da Ferrara, la loro sottoposizione ai signori Estensi dal XIII al XVI secolo.
I verbali del Consiglio del Migliaro e della Rotta proprio sul finire del XVI secolo e fino al XIII hanno permesso a Giacomo Savioli di penetrare fra i dibattiti, le tensioni locali e i provvedimenti adottati nella comunità. Con le penurie, le guerre e le riforme si accompagnano sempre i dettati della Legazione,
o la presenza a Ferrara dei Francesi e degli Austriaci che non sembrano distogliere troppo i rappresentanti in Consiglio dal propugnare i propri interessi locali, stando almeno a quanto appare dai soli verbali. Si riscontra in realtà una mancanza di cura nella tenuta degli atti e si evidenzia un apparente distacco dai grandi eventi politici, che non riecheggiano nelle scritture.
Non si limita solo ad una dimensione locale la ricostruzione di Giorgio Franceschini che presenta le vicende facendo anche perno sulle testimonianze dei temi di politica generale. Si aprono interessanti scorci di vita delle comunità, anche se si nota una forte accentuazione di difficoltà della crescita sociale locale. Si frappone il dolente e ricorrente tasto dell'appesantimento fiscale, ostacolando pericolosamente lo sviluppo di Migliaro e Migliarino, affidato all'interno dei comuni alla conduzione della predominante classe dei possidenti fondiari.
La piccola borgata di Migliarino, già nel periodo napoleonico, incomincia a manifestare i segni di una località dinamica, nonostante la forte crisi economica e monetaria; con questa realtà Davide Luigi Mantovani prospetta nel suo contributo sull'Ottocento la crescita del ruolo di questo centro in antagonismo con Migliaro. Fra miseria di pane e di farine, interventi di agenti comunali e diffusione della pellagra, non senza interessanti riferimenti al contesto storico generale, la prima parte della sua ricerca si chiude al 1861, nel segno di una crescita di Migliarino nella seconda metà del secolo, per disegnare poi un profilo dettagliato di Giuseppe Pavanelli e del figlio Carlo, che nutrirono il sogno di trasformare Migliarino in una città.
A guardar bene, tutte le testimonianze che abbiamo scorso sono state volte a ricostruire ambiti circoscritti con l'intento di conoscere storie di uomini a noi lontani, ma con loro di conoscere meglio in fondo noi stessi.

Teresa Bacchi

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VisitaFerrariae Decus Popolare Ultimo aggiornamento: 22/2/2006 18:52
Descrizione:
La Ferrariae Decus, fondata nel 1906 da Giuseppe Agnelli per la tutela del patrimonio storico e artistico della Città e Provincia di Ferrara, prosegue ancora oggi la medesima finalità.

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Categoria: Citazioni
VisitaFirenze libri Popolare Ultimo aggiornamento: 17/2/2006 18:31
Descrizione:
Catalogo della Mostra: Ferrara: danni di guerra. 50 fotografie dall’Archivio della “Ferrariae Decus”. Tenuta nella Sala E.F.E.R. della Camera di Commercio di Ferrara nel giugno 1995. Prefazione di Giorgio Franceschini Ferrara, Liberty House 1995, cm.22x24, pp. 82, con illustrazioni bn.nt. br.cop.fig.

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VisitaAccademia Etrusca Popolare Ultimo aggiornamento: 17/2/2006 17:27
Descrizione:
Nata nel 1727 per iniziativa di un gruppo di intellettuali cortonesi che erano in rapporto con i settori più avanzati della cultura dell'epoca, fin dall'inizio si propose gli scopi dell'approfondimento degli studi archeologici e storici e della discussione della cultura "antiquaria". Per conseguire tali fini, ebbe come strumenti privilegiati il "Museo dell'Accademia Etrusca" che si arricchì rapidamente con le molte donazioni e la "Biblioteca" al cui incremento contribuì anche la "comunità" con diversi notevoli acquisti e con il deposito dei materiali provenienti dalle "soppressioni".

Grazie a diverse nomine assai prestigiose e alla pubblicazione dei Saggi di dissertazioni che furono conosciuti ben presto in gran parte dell'Europa, l'Accademia Etrusca acquistò grandissima rilevanza e notorietà nel secolo XVIII, annoverando tra i suoi adepti e collaboratori i nomi più prestigiosi, italiani e stranieri, del "secolo dei lumi".

Anche nei secoli successivi l'Accademia ha conservato intatto il suo prestigio e la sua tradizione, ed ancor oggi si presenta come un'istituzione di rilievo nella promozione degli studi archeologici e storico-artistici, riguardanti soprattutto il territorio cortonese.

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VisitaBiblioteca Marciana Popolare Ultimo aggiornamento: 17/2/2006 17:27
Descrizione:
Il volume XIV (1999) della "Miscellanea Marciana" ospita gli Atti del Convegno che l'Ateneo Veneto, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Marciana e con il Comune di Venezia, dedicava nel 1997 allo scrittore veneziano Ugo Facco De Lagarda.
Curato da Alessandro Scarsella, il volume ricco di contributi (ben 31) ed eterogeneo quanto ad angolazione tematica, contiene alcuni saggi che intendono analizzare le tappe salienti della biografia intellettuale di Ugo Facco De Lagarda (1896-1982), come quello di Enrico Ghidetti, dal titolo Appunti per una biografia letteraria Per un ritratto di Ugo Facco De Lagarda.

Un solo aspetto della sua attività letteraria viene messo in luce da altri articoli dedicati di volta in volta al narratore, poeta, autore di teatro, storiografo, scrittore di prosa morale e collaboratore di alcuni importanti quotidiani, "intellettuale d'azione" come amava definirsi, capace di passare da un genere letterario all'altro con grande disinvoltura. L'impossibilità di classificare l'Autore all'interno di una corrente letteraria ben precisa emerge nondimeno dal complesso dei contributi.

Se Facco recuperò spesso elementi dalle varie correnti Otto-Novecentesche, egli fu d'altro canto in quanto sempre animato da un atteggiamento provocatorio nei confronti delle mode culturali del suo tempo e che lo induceva a un incessante sperimentalismo. Al contesto politico e culturale in cui visse e operò, alla sua partecipazione alla Resistenza facendo parte del gruppo d'azione partigiana con il nome di Sardo, ai travagliati e spesso conflittuali rapporti che intrattenne con i contemporanei, con gli editori (in particolare con Neri Pozza), alle sue collaborazioni con il "Il Mondo" e "Il Gazzettino", dedicano un'attenta indagine, condotta attraverso materiale d'archivio spesso inedito o raro, gli studi di Maurizio Reberschak, Giovanni Capecchi, Giorgio Franceschini, Renato Zironda, Maurizio Vittoria e Silvia Fogolin.

Va segnalata inoltre la presenza di un'accurata bibliografia degli scritti di e su Ugo Facco stilata da Alessia Giachery e del catalogo della mostra fotografica e documentaria dell'archivio di Facco, che Marica Michieli ha potuto realizzare grazie alla disponibilità dei familiari che hanno concesso il deposito temporaneo dell'archivio dello scrittore presso la Marciana.

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VisitaFerrara. Voci di una città Popolare Ultimo aggiornamento: 17/2/2006 17:26
Descrizione:
Carnet
Appuntamenti culturali ferraresi a cura di Giorgio Franceschini.

Si è recentemente abusato della definizione di "eventi" per manifestazioni artistiche svoltesi a Ferrara. Pensiamo di non colmare la misura definendo come tali anche due mostre conclusesi nella nostra città nel 1994. Ma sia la mostra in Castello Estense d'arte spinetica, sia quella dell'arte figurativa ferrarese dell'Ottocento e del Novecento meritano una menzione per quello che rappresentano nello studio della storia della presenza artistica sul nostro territorio, i cui momenti terminali racchiudono un arco di tempo superiore ai due millenni; momenti sui quali l'attenzione critica e gli studi sistematici hanno preso corpo in questo secolo: da diversi decenni per quanto riguarda Spina, da minor tempo per una organica considerazione di artisti e scuole ferraresi, o operanti a Ferrara, negli ultimi due secoli.

Entrambe le mostre hanno, poi, riproposto l'urgenza della soluzione dei problemi della sistemazione dei due musei destinati a ospitare permanentemente opere d'arte e materiale dei due periodi in questione. Più grave e assillante è il completamento dei restauri e la riapertura del Museo Nazionale Archeologico ferrarese (ormai chiuso da sei anni!) mentre, come si dirà tra poco, è praticamente realizzata in buona parte l'aspirazione dei ferraresi di godere di un proprio museo dedicato all'arte moderna e contemporanea.

Nella mostra di Spina, inaugurata il 26 settembre 1993 e chiusa il 15 maggio 1994, sono stati esposti 925 pezzi, tutti provenienti dal Museo Nazionale Archeologico di Ferrara, eccetto alcuni giunti dagli Stati Uniti. L'affluenza di circa 185-000 visitatori ha consacrato il successo dell'iniziativa intrapresa dal Comitato FerraraArte e dalla Soprintendenza Archeologica per l'Emilia Romagna. Bene ha detto, nell'introduzione allo splendido catalogo, il Presidente della Provincia, Francesco Ruvinetti: «... Ancora una volta, dunque, [...] le ragioni di migliore conoscenza e conservazione del patrimonio storico-artistico ferrarese si coniugano con quelle di una sua più ampia fruizione; ancora una volta, in altre parole, mostre e musei si aiutano vicendevolmente, tornando per così dire alle origini, quando le mostre furono concepite come strumenti del museo, finalizzati alla ricerca, al restauro, alla didattica.
Anche il fatto che la mostra di Spina venga allestita al Castello Estense non è casuale. L'antica dimora dei duchi d'Este si appresta infatti a diventare [...] punto di raccordo del sistema museale provinciale. Di qui un'attenzione e una sensibilità particolari per le vicende di una delle principali strutture museali della città e la disponibilità ad alleviare temporaneamente i disagi di quanti si trovano da tempo nell'impossibilità di accedere alle preziose raccolte del Museo Nazionale Archeologico...»

«... Quello che di certo sarebbe stato colto con ben più profonda soddisfazione,» così conclude il suo contributo Pier Giovanni Guzzo, sovrintendente archeologico dell'Emilia Romagna, «sarebbe stata la riapertura del Museo archeologico; il successo che riscuoterà la mostra costituirà l'auspicio per il nuovo museo.»
Dell'aspirazione a questo "nuovo museo" pare sia viva espressione la mostra Uno sguardo sul passato. Archeologia ferrarese dal Neolitico al Rinascimento, anch'essa ospitata nel Castello Estense, inaugurata il 5 agosto 1994 per chiudersi il 13 gennaio 1995.

Dal 9 luglio al 4 settembre di quest'anno è stata aperta nel Palazzo dei Diamanti una mostra di opere dell'Ottocento e del Novecento delle collezioni delle civiche gallerie di arte moderna e contemporanea. Ha scritto Andrea Buzzoni nella guida: «Un museo in mostra. Il titolo parla chiaro: protagonista di questa mostra è il museo della cultura figurativa dell'Ottocento e del Novecento che, dopo alterne e sfortunate vicende, da molti anni non esiste altro che sulla carta...»
In quattordici sale sono state esposte 162 opere, in gran parte recuperate dai depositi e in minor misura spostate dal Palazzo Massari. È l'inizio di una rinascita e di un tentativo che si spera più fortunato dei precedenti di ridare alla città una collezione la cui origine risale alla fondazione, nel 1836, della Pinacoteca municipale.

Dopo la chiusura della mostra, Direzione dei Musei e Assessorato alla Cultura, operando a tempo di record con fervore e alacrità, sono riusciti a trasferire il complesso delle opere (salvo alcune temporanee rinunce per motivi di spazio) in una sede che si ritiene definitiva, cioè in dieci sale del Palazzo Massari, già occupate dal Museo Fotografico della Metafisica, in corso di trasferimento altrove.

Anche in questa occasione, le opere, data la loro eterogeneità in quanto a significati e origine, sono state riordinate con una successione tematica (pittura di storia e di ispirazione letteraria; l'Ottocento e la ritrattistica; i Boldini; il vedutismo ecc.) che giustifica e non rende sconcertanti alcuni accostamenti (Funi accanto a Migliati e Chittò; Mentessi a lato di Nemesio Orsatti; Ashton con Capuzzo). Questo "debutto" museale è, quindi, da accogliere con sincero compiacimento; tanto più che ci risulta che l'Amministrazione comunale ferrarese si accinga ad affrontare un concreto progetto di risistemazione di tutto l'edificio e, in conseguenza, l'auspicato ampliamento dello spazio destinato al citato museo.

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VisitaIl libro Co. Popolare Ultimo aggiornamento: 17/2/2006 17:26
Descrizione:
Ferrara: danni di guerra. 50 fotografie dall'Archivio della "Ferrariae Decus".

Editore: Liberty House
Scheda: Ferrara, camera di commercio, giugno 1995.
Prefazione di Giorgio Franceschini
Ferrara, 1995; pp. 82, ill., cm 24x22

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Categoria: Citazioni
VisitaIl libro Co. Popolare Ultimo aggiornamento: 17/2/2006 17:25
Descrizione:
I cento anni della Dante Alighieri a Ferrara (1897-1997).

Editore: Liberty House
Scheda: A cura di Luisa Carrà Borgatti.
Contributi di Emilio Pasquini, Luigi Davide Mantovani, Giorgio Franceschini, Walter Moretti, Lucio Scardino, Folco Quilici, Alessandra Farinelli Toselli, Luigi Pepe, Giuseppe Muscardini, Claudio Marabini, Ugo Veronesi, Carlo Gardenio Granata, Andrea Faoro.
Ferrara, 1998; pp. 144, ill., cm 17x24.

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